Mol­to tem­po fa alcu­ni ame­ri­ca­ni anda­ro­no in viag­gio a Tokyo per man­gia­re il sushi oma­ka­se, tro­va­ro­no in un nego­zio, il cui nome è sta­to dimen­ti­ca­to, un acces­so­rio per capel­li di cir­ca quat­tro pol­li­ci di lun­ghez­za in un sac­chet­to di cel­lo­pha­ne sen­za libret­to del­le istru­zio­ni. Cathe­ri­ne Arpey, senior mar­ke­ting mana­ger del brand Goo­dy, si chie­se: “Che cos’è? Come si usa?”

Que­sto acces­so­rio per capel­li ricor­da mol­to un twi­st di metal­lo dop­pio che fun­zio­na come un cava­tap­pi per fis­sa­re la chio­ma in disor­di­ne. Il nome di que­sto ogget­to è Goo­dy Spin Pin e debut­tò nel mer­ca­to nel 2010, diven­tan­do il pri­mo acces­so­rio per capel­li per nume­ro di ven­di­te. Un acces­so­rio che si ispi­ra ai twi­st per capel­li chia­ma­ti Scross, tipi­ci degli anni 90.

Oggi que­sto ogget­to ha un pic­co­lo sosia. Kim Tay­lor Ben­nett, 32 anni, che lavo­ra per la Time Out Lon­don, ha ini­zia­to a ven­de­re Springs Kim­by, un acces­so­rio mol­to simi­le a Good Spin Pin, anche se un pò più pic­co­lo e nero. Il pro­dot­to vie­ne imbal­la­to in un sem­pli­ce invo­lu­cro blu e nero, con sopra l’etichetta “dispo­si­ti­vo che doma i tuoi capel­li,” con un prez­zo di cir­ca 5 ster­li­ne. L’oggetto ven­du­to sul sito kimbysprings.com è sta­to inol­tre recen­si­to dal New York Times.

L’accessorio non fu bre­vet­ta­to dal­la Ben­nett e sco­prì che la Bet­ty Dain Crea­tions, una azien­da famo­sa per le sue cuf­fie per doc­cia stra­va­gan­ti, fece anche lei un simi­le twi­st per capel­li. La com­pa­gnia Cork­screw Pin infat­ti lo ave­va intro­dot­to nel mer­ca­to un anno e mez­zo fa.

La con­su­len­za bre­vet­ti inter­na­zio­na­le ha dichia­ra­to che l’accessorio mol­to pro­ba­bil­men­te non potrà esse­re sal­va­guar­da­to in uno dei modi con­sue­ti. Anche nel caso in cui i crea­to­ri ori­gi­na­li, for­se socie­tà giap­po­ne­se o cine­se, appli­cas­se­ro il bre­vet­to, pro­ba­bil­men­te la loro doman­da ver­reb­be respin­ta.

Michael Gal­la­gher, un intel­let­tua­le pro­prie­ta­rio di uno stu­dio lega­le a Colum­bus, in Ohio, ha dichia­ra­to: “Dal momen­to che si trat­ta di un sem­pli­ce cava­tap­pi, che è sem­pre esi­sti­to tra noi, mi pia­ce­reb­be pen­sa­re che la pos­si­bi­li­tà che chiun­que pos­sa otte­ne­re un bre­vet­to sia piut­to­sto bas­sa.”

Secon­do Stan Chu­d­zik inve­ce, inge­gne­re indu­stria­le di Goo­dy, que­sto per­no di rota­zio­ne che Michael Gal­la­gher ha grot­te­sca­men­te defi­ni­to, era più di un sem­pli­ce cava­tap­pi. “È una dop­pia eli­ca con una spi­ra­le che va in una dire­zio­ne e una che va in sen­so oppo­sto”, ha det­to. “Mi ricor­da mol­to la strut­tu­ra del DNA.”

Que­sta è la curio­sa sto­ria di que­sto acces­so­rio secon­do Kim Hoel­ting, vice pre­si­den­te mar­ke­ting per la bel­lez­za e lo sti­le di Goo­dy.