Per chi è riu­sci­ta a resi­ste­re al cal­do e alla ten­ta­zio­ne di non taglia­re la pro­pria chio­ma ecco alcu­ni sug­ge­ri­men­ti per rea­liz­za­re accon­cia­tu­re faci­li duran­te la sta­gio­ne esti­va. Ave­re i capel­li lun­ghi o di media lun­ghez­za per­met­te di crea­re pet­ti­na­tu­re sem­pre diver­se, di segui­to qual­che pro­po­sta per esse­re sem­pre alla moda e ordi­na­te:

  • top knot –> ritor­na l’acconciatura capel­li di ten­den­za del­la scor­sa esta­te, si trat­ta di uno chi­gnon alto che si decli­na nel­la sua varian­te “dop­pia”, meglio se lascia­to più mor­bi­do e rilas­sa­to con alcu­ni ciuf­fi libe­ri. Potre­te adat­tar­lo a ogni situa­zio­ne dal­la più infor­ma­le ala più uffi­cia­le;
  • coda di caval­lo –> clas­si­ca pet­ti­na­tu­ra fre­sca per l’estate e sem­pli­cis­si­ma da rea­liz­za­re, il must è far­la altis­si­ma oppu­re lasciar­la mor­bi­da e late­ra­le, inve­ce, per chi ha un buon volu­me, si può divi­de­re la mas­sa in due cioc­che e avvol­ger­le a spi­ra­le legan­do l’estremità;
  • trec­cia –> quest’acconciatura è sem­pre di moda in tut­te le sue varian­ti, dal­le trec­ce più pic­co­le e mul­ti­ple a quel­le clas­si­che, sia late­ra­li sia poste­rio­ri. Si pos­so­no crea­re bel­le accon­cia­tu­re con le trec­ce, le si può, infat­ti, rac­co­glie­re in uno chi­gnon o rea­liz­zar­le a spi­na di pesce;
  • sciol­to –> anche i capel­li sciol­ti han­no il loro fasci­no se lascia­ti spet­ti­na­ti, ma sen­za mai tra­scu­rar­li. Si scon­si­glia­no le onde e i boc­co­li trop­po arte­fat­ti, inve­ce, si pre­fe­ri­sco­no i capel­li al natu­ra­le con leg­ge­ri movi­men­ti.

Ognu­no può sce­glie­re l’acconciatura che più pre­fe­ri­sce tenen­do in con­si­de­ra­zio­ne l’occasione e i pro­pri trat­ti soma­ti­ci. Una del­le cose più impor­tan­ti da ricor­da­re è fare atten­zio­ne a non abu­sa­re dei pro­dot­ti di sty­ling per capel­li, come ad esem­pio il gel o la lac­ca, per­ché se uti­liz­za­ti con trop­pa fre­quen­za, pos­so­no gene­ra­re pro­ble­mi al cuo­io capel­lu­to e alla chio­ma.

Pho­to Cre­dit: d.repubblica.it