5 diagnosi contro la caduta dei capelli

Come arginare la caduta dei capelli? A chi rivolgersi per determinare se si tratti di una patologia o di un fenomeno temporaneo? Quali esami sono i più attendibili per analizzare i capelli?

La caduta dei capelli è un fenomeno che potrebbe rivelarsi temporaneo, quindi dovuto a fattori ciclici o momentanei, come ad esempio forti periodi di stress cui è sottoposta la persona oppure durante i cambi di stagione, ma in altri casi potrebbe dipendere da cause più preoccupanti e trasformarsi nel tempo in una vera e propria patologia. Si rivela quindi necessario avere una diagnosi attendibile sullo stato del problema, per questo si consiglia di consultare con tempestività un esperto del settore, come il tricologo, che sia in grado di analizzare la situazione e studiare una terapia adatta a contrastare il fenomeno della caduta.

Per eseguire una valutazione corretta, vi sono a disposizione del tricologo diversi test, alcuni molto semplici e immediati altri invece necessitano di apparecchiature apposite, che possono essere effettuati per analizzare la cute e i capelli e individuare il grado di gravità della calvizie. L’anamnesi si basa in primis su un’attenta valutazione della storia familiare della persona, del suo stato fisiologico, del tipo di alimentazione che segue e se assume o no farmaci.

Elencheremo di seguito i 5 esami più attendibili per eseguire una diagnosi corretta, sottolineando che se ripetuti seguendo un certo intervallo, si potrà avere informazioni più dettagliate sul progredire o meno della perdita.

  1. tricoscopia: si tratta di un esame non invasivo e consiste nell’osservazione del cuoio capelluto attraverso un microscopio digitale. L’immagine che sarà restituita permette un ingrandimento fino a 200 volte consentendo di raccogliere diversi dati come il diametro del capello, la densità della chioma e la vascolarizzazione.
  2. tricogramma: consta nel prelievo di circa 50-100 capelli, tagliati a pochi centimetri dall’estremità, che sono poi immersi in acqua, osservati al microscopio e ripartiti in anagen, catagen e telogen. Se la percentuale del telogen è oltre il 20%, allora si è in presenza di una caduta di tipo patologica, se contrariamente la percentuale rimane tra 11 e 15% significa che i valori sono nella norma. Attraverso questo esame è possibile stabilire: il diametro del fusto dei capelli, lo stato della cuticola, la presenza di squame e malattie varie.
  3. mineralogramma: permette di verificare la composizione dei minerali presenti nei capelli. Dopo aver prelevato circa un grammo di capelli dalla zona della nuca, si porta il campione in ambiente sterile e s’immerge in una soluzione apposita, dove viene stimolato con ultrasuoni e freon. Se i risultati evidenziano la presenza di minerali tossici come ad esempio piombo, mercurio, arsenico, allora si può provvedere a correggere l’alimentazione e stabilire una cura specifica.
  4. pull test: si tratta di un esame semplice e si esegue tirando, senza strappare, una ciocca di capelli verificando come questa si stacca dalla cute, in altre parole: se si staccano tra i 20 e i 100 capelli con i loro bulbi, si è in presenza di un effluvio; se il numero di capelli invece è basso e la persona presenta chiaramente una calvizie, si è di fronte a un defluvio; infine se i capelli si staccano senza i bulbi, spezzandosi, questo può essere sintomo di comportamenti sbagliati inflitti ai capelli, come ad esempio l’utilizzo reiterato di prodotti chimici.
  5. wash test: si chiede alla persona di raccogliere e contare i capelli persi durante una settimana di lavaggi. Se il numero si colloca oltre il migliaio, allora si è in presenza di una caduta consistente ed è bene intervenire subito.

Infine, ricordiamo di rivolgersi sempre a centri specializzati nella cura di queste patologie e richiede un check up, inoltre intervenire in prestezza può incidere positivamente sulla soluzione del problema.

Photo Credit: farmaciaalliegrosalerno.it