L’Alo­pe­cia andro­ge­ne­ti­ca rien­tra tra le pri­me cau­se di cadu­ta dei capel­li e dira­da­men­to che riguar­da ogni anno un nume­ro sem­pre cre­scen­te di uomi­ni e don­ne.

L’Alopecia andro­ge­ne­ti­ca è deno­mi­na­ta anche “cal­vi­zie comu­ne” ed entro deter­mi­na­ti para­me­tri può esse­re un feno­me­no fisio­lo­gi­co e sul qua­le è pos­si­bi­le inter­ve­ni­re.

La cal­vi­zie gene­ral­men­te è per­ce­pi­ta come una con­di­zio­ne svan­tag­gio­sa dal­la per­so­na inte­res­sa­ta, gene­ra ansia e disa­gio con sta­ti d’imbarazzo ed insi­cu­rez­za, soprat­tut­to nel­le rela­zio­ni con le altre per­so­ne ecco per­ché è fon­da­men­ta­le appro­fon­di­re il pro­ble­ma e cer­ca­re una solu­zio­ne.

Quali sono i fattori scatenanti dell’Alopecia androgenetica?

In que­sta pato­lo­gia i fol­li­co­li pili­fe­ri subi­sco­no gra­dual­men­te una tra­sfor­ma­zio­ne, da capel­lo nor­ma­le a minia­tu­riz­za­to, quin­di sem­pre più sot­ti­le e fra­gi­le.

La pato­lo­gia è cor­re­la­ta alla pre­sen­za di ormo­ni andro­ge­ni, quin­di maschi­li, e alla pre­di­spo­si­zio­ne gene­ti­ca da par­te dei fol­li­co­li a subir­ne sti­mo­li invo­lu­ti­vi. I fol­li­co­li minia­tu­riz­za­ti crea­no, infat­ti, capel­li pro­por­zio­na­li alle loro dimen­sio­ni per cui pic­co­li e sot­ti­li.

Uno dei valo­ri da con­trol­la­re è la pre­sen­za dell’ormone Dii­dro­te­sto­ste­ro­ne (DHT) che com­bi­na­to con l’enzima 5-alfa-redut­ta­si è tra i fat­to­ri che por­ta­no all’indebolimento del­la capi­glia­tu­ra con capel­li sem­pre più fini e sfi­bra­ti fino a giun­ge­re alla con­se­guen­te per­di­ta. In que­ste cir­co­stan­ze la fase ana­gen (cre­sci­ta) si ridu­ce pro­gres­si­va­men­te men­tre aumen­ta­no la fase cata­gen (invo­lu­zio­ne) e quel­la telo­gen (ripo­so).

Quali sono i segnali da non sottovalutare?

I sin­to­mi pos­so­no esse­re dif­fe­ren­ti tra uomo e don­na. Nel pri­mo, si mani­fe­sta con un dira­da­men­to pro­gres­si­vo nel­la zona fron­ta­le, tem­po­ra­le e in cor­ri­spon­den­za del ver­ti­ce. Nel­la don­na, inve­ce, la cadu­ta si con­cen­tra nel ver­ti­ce e nell’area fron­ta­le. La minia­tu­riz­za­zio­ne del capel­lo pro­gre­di­sce poi fino a diven­ta­re invi­si­bi­le, come una sot­ti­le pelu­ria.

L’evoluzione del­la pato­lo­gia è len­ta ma cre­scen­te e il dira­da­men­to non si pre­sen­ta come un’aumentata cadu­ta ma come un cam­bia­men­to di con­si­sten­za e spes­so­re del capel­lo.

Come si può intervenire?

La dia­gno­si di Alo­pe­cia andro­ge­ne­ti­ca è cli­ni­ca. Il repen­ti­no e velo­ce ciclo fol­li­co­la­re che accom­pa­gna la minia­tu­riz­za­zio­ne fa sì che nel­le zone inte­res­sa­te si noti una dimi­nu­zio­ne di dia­me­tro del fusto e l’aumento del­la fase telo­gen.

È, infi­ne, pos­si­bi­le inter­ve­ni­re sull’Alopecia andro­ge­ne­ti­ca seguen­do spe­ci­fi­che tera­pie asse­gna­te da uno spe­cia­li­sta, dopo però un’attenta ana­li­si dei fat­to­ri che l’hanno sca­te­na­ta. Una cor­ret­ta anam­ne­si è alla base di trat­ta­men­ti mira­ti e per­so­na­liz­za­ti. I bene­fi­ci del trat­ta­men­to non si osser­ve­ran­no pri­ma di qual­che mese poi­ché biso­gna dare il tem­po all’organismo di rece­pi­re i siste­mi cura­ti­vi.